Mokabyte

Dal 1996, architetture, metodologie, sviluppo software

  • Argomenti
    • Programmazione & Linguaggi
      • Java
      • DataBase & elaborazione dei dati
      • Frameworks & Tools
      • Processi di sviluppo
    • Architetture dei sistemi
      • Sicurezza informatica
      • DevOps
    • Project Management
      • Organizzazione aziendale
      • HR
      • Soft skills
    • Lean/Agile
      • Scrum
      • Teoria della complessità
      • Apprendimento & Serious Gaming
    • Internet & Digital
      • Cultura & Società
      • Conferenze & Reportage
      • Marketing & eCommerce
    • Hardware & Tecnologia
      • Intelligenza artificiale
      • UX design & Grafica
  • Ultimo numero
  • Archivio
    • Archivio dal 2006 ad oggi
    • Il primo sito web – 1996-2005
  • Chi siamo
  • Ventennale
  • Libri
  • Contatti
  • Argomenti
    • Programmazione & Linguaggi
      • Java
      • DataBase & elaborazione dei dati
      • Frameworks & Tools
      • Processi di sviluppo
    • Architetture dei sistemi
      • Sicurezza informatica
      • DevOps
    • Project Management
      • Organizzazione aziendale
      • HR
      • Soft skills
    • Lean/Agile
      • Scrum
      • Teoria della complessità
      • Apprendimento & Serious Gaming
    • Internet & Digital
      • Cultura & Società
      • Conferenze & Reportage
      • Marketing & eCommerce
    • Hardware & Tecnologia
      • Intelligenza artificiale
      • UX design & Grafica
  • Ultimo numero
  • Archivio
    • Archivio dal 2006 ad oggi
    • Il primo sito web – 1996-2005
  • Chi siamo
  • Ventennale
  • Libri
  • Contatti

Nel numero:

326 aprile
, anno 2026

Trent’anni di MokaByte

Le giornate della Moka

Francesco Saliola
Francesco Saliola

A MokaByte mi occupo dei processi legati alla gestione degli autori e della redazione degli articoli. Collateralmente, svolgo attività di consulenza e formazione nell‘ambito dell‘editoria "tradizionale" e digitale, della scrittura professionale e della comunicazione sulle diverse piattaforme.

Le giornate della Moka

Trent’anni di MokaByte

Le giornate della Moka

Immagine di Francesco Saliola

Francesco Saliola

  • Questo articolo parla di: Conferenze & Reportage, Intelligenza artificiale

Quattro conferenze prima della conferenza…

In occasione del trentennale di MokaByte, la redazione ha deciso di organizzare un grande evento di approfondimento fissato per il 15 aprile 2026. Durante la fase di preparazione di questa conferenza principale, è nata l’idea di affiancare una serie di incontri preparatori. Inizialmente concepiti come piccoli appuntamenti da remoto o workshop pratici per gruppi ristretti concentrati in una sola settimana — scherzosamente ribattezzata “settimana della moka”, con un richiamo agli eventi della moda milanese —, questi incontri si sono ben presto evoluti.

Il risultato è stato la creazione delle “Giornate della Moka”: quattro vere e proprie conferenze tematiche verticali, svoltesi in presenza tra marzo e aprile 2026. Ogni giornata ha affrontato un tema specifico, mantenendo però un fil rouge con l’argomento centrale della conferenza finale: l’intelligenza artificiale. L’obiettivo era declinare l’impatto dell’AI su vari aspetti dello sviluppo software e dell’organizzazione aziendale [1].

La realizzazione di un progetto così ambizioso è stata possibile grazie a una forte sinergia tra diverse realtà. Un ruolo fondamentale è stato giocato dalla disponibilità degli spazi innovativi delle Officine Credem a Reggio Emilia, un pregevole esempio di recupero industriale (le ex Officine Reggiane) riconvertito per i servizi avanzati. A questo si è unito il supporto fondamentale delle aziende partner che da anni collaborano con MokaByte, fornendo non solo sostegno economico, ma soprattutto relatori di altissima competenza. Tra queste, un ringraziamento particolare va a Imola Informatica [0] — storica sostenitrice della rivista da oltre un ventennio — e, in ordine di apparizione durante gli eventi, ad Agile Reloaded, Tech Reloaded, Intré e le aziende a quest’ultima connesse come MemorIA e Thanks Design.

 

4 marzo 2026: metodologie agili

La prima giornata è stata dedicata alle metodologie agili. Sebbene oggi il termine “agile” sembri aver perso in parte l’attenzione mediatica che lo ha caratterizzato nell’ultimo decennio a favore del nuovo paradigma dell’intelligenza artificiale, i principi e le pratiche sviluppate in quel mondo rimangono di cruciale importanza, come è stato illustrato dai relatori di Agile Reloaded.

Programmare con l’AI

Nel corso della mattinata, l’attenzione si è concentrata sul workshop tenuto da Stefano Marello e Stefano Leli (Tech Reloaded). L’intervento ha esplorato il concetto di liftoff e le tecniche di prototipazione rapida per la realizzazione di un prodotto. Dopo un’introduzione teorica, i partecipanti sono stati divisi in gruppi per un’attività pratica sorprendente: utilizzando agenti AI opportunamente istruiti per porre domande strutturate, i gruppi sono passati da una semplice idea alla definizione del progetto, fino alla creazione di uno scheletro funzionale e di prime interfacce utente automatizzate tramite Figma.

Figura 1 – La lezione sullo sviluppo software assistito dall’AI che ha preceduto il workshop.
Figura 1 – La lezione sullo sviluppo software assistito dall’AI che ha preceduto il workshop.

 

I risultati ottenuti in tempi brevissimi sono stati notevoli. Sebbene non si trattasse di prodotti finiti, le basi generate erano solide e pronte per ulteriori iterazioni. Una delle riflessioni più importanti scaturite da questo workshop è stata la necessità di superare il cosiddetto vibe coding (la programmazione basata sull’istinto o sulle “vibrazioni” del momento), a favore di un approccio strutturato. L’unione tra gli strumenti di intelligenza artificiale generativa e le rigorose metodologie agili di prototipazione rappresenta un potenziamento industriale ormai reale e tangibile.

L’allineamento tra bisogni aziendali e aspettative individuali

Nel pomeriggio, il focus si è spostato sulle dinamiche organizzative interne con il workshop condotto da Marco Calzolari. Il tema centrale è stato la creazione di un percorso strutturato capace di mettere in connessione le esigenze di business, sostenibilità economica e profitto dell’azienda con i bisogni e le aspettative delle persone che vi lavorano.

Figura 2 – Un’occasione per riflettere sulle traiettorie del singolo professionista all’interno delle dinamiche aziendali.
Figura 2 – Un’occasione per riflettere sulle traiettorie del singolo professionista all’interno delle dinamiche aziendali.

Attraverso metodologie mirate, è stato possibile far emergere in tempi brevi come queste due sfere di necessità siano spesso in netto contrasto. Tuttavia, il workshop ha fornito gli strumenti per mappare il territorio in cui questi due mondi possono trovare un’integrazione e un equilibrio. È emersa con forza la necessità pressante, da parte dei collaboratori, di individuare percorsi chiari per la propria crescita professionale all’interno dell’organizzazione. Come evidenziato nelle conclusioni, il compito principale per il management contemporaneo è proprio quello di “fare chiarezza dove spesso la chiarezza non c’è”, un tema peraltro ampiamente trattato negli articoli della serie dedicata a talento e performance pubblicati recentemente su queste pagine.

 

11 marzo 2026: DevOps e platform engineering

La seconda giornata, organizzata e gestita da Imola Informatica [2], ha messo al centro il mondo del DevOps e le sue evoluzioni più recenti, con un’attenzione particolare al concetto di platform engineering. Gli interventi hanno spaziato tra sessioni squisitamente tecnologiche e riflessioni ad alto livello di astrazione, calando queste pratiche in contesti complessi come quello bancario e finanziario.

Figura 3 – Architecture as Code: esperienze e riflessioni.
Figura 3 – Architecture as Code: esperienze e riflessioni.

L’apertura tecnica è stata affidata a Luca Acquaviva, Alessandro Staffolani e Francesco Sprotetto, che hanno approfondito il tema dell’Architecture as code. Attraverso esempi pratici e casi d’uso, i relatori hanno illustrato come le buone pratiche architetturalie e tecnologiche, pur vantando ormai una storia ventennale, debbano oggi necessariamente adattarsi a un panorama dominato dall’intelligenza artificiale e da una diffusione totale dei servizi cloud. La sfida non è più solo progettare sistemi solidi, ma renderli pronti a mutamenti drastici e veloci.

 

L’evoluzione delle pratiche: dal DevOps al FinOps

Un interessante excursus storico è stato proposto da Nicolas Fantoni e Simone Vignodelli nel loro intervento dedicato al superamento del concetto tradizionale di DevOps. Ripercorrendo gli ultimi vent’anni di evoluzione della continuous integration e del continuous development, i relatori hanno mostrato come la necessità di gestire complessità e innovazione abbia generato nuovi ambiti di specializzazione.

Oggi, il suffisso “Ops” si estende a domini specifici: si parla di MLOps per il machine learning e di FinOps per la gestione finanziaria delle risorse in ambito tecnologico. In questo contesto, il platform engineering emerge come la disciplina cardine per governare queste ramificazioni, portando con sé nuovi interrogativi cruciali sulla sicurezza delle piattaforme e sulle modalità di erogazione dei servizi.

La piattaforma come motore del business

Un punto di vista particolarmente efficace è stato offerto da Michele Danieli (Objectway) con il talk ”Costruire piattaforme: dalla visione alla realtà”. Utilizzando una metafora gastronomica, Danieli ha spiegato che una piattaforma moderna non deve essere concepita come un “cesto di frutta” dove i singoli componenti rimangono separati e distinti, quanto piuttosto come una “macedonia” in cui gli elementi tecnologici e organizzativi si mescolano per creare un valore superiore.

La piattaforma non è più solo uno strumento abilitante, ma coincide con il business stesso dell’organizzazione. Pertanto, la sua struttura tecnologica e fisica deve essere modellata sulla base del contesto specifico e delle caratteristiche del prodotto, privilegiando la fluidità e l’integrazione.

Sicurezza, normativa e sovranità tecnologica nel settore bancario

Il pomeriggio ha visto protagonista l’esperienza di Crédit Agricole, con un intervento dedicato ai pattern architetturali definiti future-ready. La sfida presentata dal gruppo bancario è la necessità di conciliare l’innovazione tecnologica e il viaggio verso il cloud con i rigidi vincoli normativi e regolatori tipici del settore finance.

Figura 4 – L’ambito bancario è attualmente uno dei più probandi banchi di prova per il mondo IT, per la necessità di armonizzare numerose e differenziate esigenze.
Figura 4 – L’ambito bancario è attualmente uno dei più probandi banchi di prova per il mondo IT, per la necessità di armonizzare numerose e differenziate esigenze.

 

In questo ambito, le scelte tecnologiche non sono mai totalmente libere, poiché devono garantire la resilienza rispetto a normative che possono mutare nel tempo. Di particolare rilievo è stata la riflessione di natura quasi “politica” riguardante la sicurezza e la sovranità dei dati. In un quadro internazionale fluido e complesso, i relatori hanno sottolineato l’importanza della residenza fisica dei dati su server europei e la necessità di ridurre la dipendenza tecnologica da attori extra-comunitari, promuovendo una reale padronanza e autonomia nelle scelte strategiche delle aziende.

A chiudere il cerchio sulla gestione della complessità è stato Marco Trincardi (Krateo), il quale ha evidenziato come, in un’era di automazione spinta, l’approccio Infrastructure as code sia necessario ma non più sufficiente. Il platform engineering diventa quindi lo strumento indispensabile per creare astrazioni e processi standardizzati, capaci di governare non solo l’infrastruttura, ma anche i costi e l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei flussi di lavoro.

 

1 aprile 2026: UX design e accessibilità nell’era dell’AI

La terza giornata, organizzata da Thanks Design, si è concentrata sul futuro della user experience (UX), della progettazione e delle sfide poste dall’intelligenza artificiale. Pur con una partecipazione leggermente inferiore rispetto ad altre date, l’evento si è distinto per un’eccezionale interattività. La platea, composta prevalentemente da designer e professionisti dell’UX — un pubblico con un approccio e una sensibilità un po’ differenti rispetto agli sviluppatori e ai manager IT delle altre giornate — ha stimolato un dibattito continuo e proficuo. La preparazione e la competenza dei relatori

A che punto siamo con l’accessibilità in epoca AI?

Un momento centrale è stato il seminario di Andrea Sironi sull’accessibilità. Il relatore ha ricordato il fondamentale cambio di paradigma avvenuto nella definizione di disabilità: la disabilità non deve più essere intesa come una minorazione fisica, bensì come un “disallineamento” temporaneo o permanente tra le caratteristiche personali e le richieste dell’ambiente. In quest’ottica, l’intelligenza artificiale generativa emerge come uno strumento potentissimo di allineamento e compensazione. Sono stati illustrati esempi pratici di come l’AI possa supportare le disabilità visive (attraverso la descrizione testuale e vocale delle immagini), motorie (tramite il tracciamento oculare per il controllo dei dispositivi), uditive (con la trascrizione in tempo reale) e cognitive (semplificando testi per la dislessia o supportando la pianificazione per ADHD).

Figura 5 – La politica sull’accessibilità dei principali modelli LLM: un quadro controverso.
Figura 5 – La politica sull’accessibilità dei principali modelli LLM: un quadro controverso.

 

Tuttavia, Sironi non ha mancato di evidenziare le criticità di questa dipendenza tecnologica: il rischio delle “allucinazioni” (estremamente pericolose se l’utente si affida all’AI per “vedere” l’ambiente circostante), i problemi di privacy e gli alti costi di licenza. Si è poi discusso di come utilizzare l’AI per generare codice accessibile, imponendo il rispetto delle normative WCAG e delle specifiche WAI-ARIA attraverso prompt precisi.

Un pomeriggio di scoperta e di dibattito

La giornata ha visto inoltre l’intervento congiunto di Miriam Civiero e Andrea Sironi sul design system, definito non come un semplice archivio di componenti grafici, ma come il vero e proprio “linguaggio” che permette a team di design, sviluppatori e stakeholder di comunicare in modo efficace. Infine, Civiero ed Emanuele Mantovani hanno esplorato l’integrazione pratica dell’intelligenza artificiale nei processi creativi del product design. In tutti questi incontri, ha fatto molto piacere il fatto che i partecipanti proponessero riflessioni, facessero domande, raccontassero esperienze professionali dirette.

 

8 aprile: sviluppo software e AI nelle organizzazioni

L’ultimo appuntamento preparatorio ha previsto due percorsi paralleli: uno dedicato all’intelligenza artificiale nei processi aziendali (curato da MemorIA) e l’altro incentrato sulle nuove frontiere dello sviluppo software (gestito da Intré). Ho seguito sostanzialmente la track dedicata allo sviluppo, pertanto non riporto qui informazioni sulla sessione dedicata all’AI nei processi aziendali, che è stata peraltro partecipatissima.

Lo sviluppo software, una questione sociotecnica

Nel percorso di sviluppo software, Fabio Ghislandi ha aperto i lavori con una riflessione sui sistemi sociotecnici. Rievocando gli studi del dopoguerra sulle miniere britanniche — dove le innovazioni tecnologiche avevano fallito a causa della mancata comprensione delle dinamiche sociali dei minatori — ha dimostrato come lo sviluppo del software moderno non sia mai un problema puramente tecnico, ma un ecosistema in cui tecnologia, fattore umano e modelli organizzativi devono necessariamente procedere di pari passo.

A seguire, Alessandro Giardina ha illustrato il concetto di learning organisation, presentando il modello interno della sua azienda. Attraverso budget formativi, gilde trasversali, eventi di condivisione e obiettivi di studio personali, è stato dimostrato come l’investimento strutturato sull’apprendimento continuo sia l’unica via per garantire l’autonomia dei team e la reale crescita del valore aziendale.

Figura 6 – Organizzazioni che apprendono.
Figura 6 – Organizzazioni che apprendono.

 

Giacomo Provenzana, invece, ha sfatato una serie di falsi miti (“fake news”) legati ai feature team, difendendo l’efficacia dei gruppi cross-funzionali agili orientati alla creazione di funzionalità end-to-end.

Molto simpatico, nonostante il tema non rassicurante, è stato l’intervento di Manuel Bonini, che ha introdotto il concetto di “marcescenza informatica” (bit rot) proposto da alcuni autori. Mettendo in luce i limiti dell’ingegneria del software classica, ha evidenziato come i prodotti digitali e i linguaggi alla loro base evolvano (e invecchino) a una velocità impensabile per l’ingegneria tradizionale, una rapidità oggi ulteriormente esasperata dall’avvento dell’AI generativa.

Domain Driven Design, PO e sicurezza: le nuove sfide

La seconda parte della track ha affrontato l’integrazione tra buone pratiche architetturali e intelligenza artificiale. Alberto Acerbis ha ripreso i temi della pubblicazione di MokaByte “Architetture evolutive, DDD, microservizi”, spiegando come concetti cardine quali il bounded context e l’ubiquitous language diventino ancora più vitali nell’epoca dei Large Language Models (LLM). Per evitare che l’AI generi soluzioni plausibili ma errate (o fuori contesto), l’architetto del software deve padroneggiare le pratiche di modellazione per istruire e confinare correttamente il comportamento dell’agente artificiale.

Figura 7 – Dal DDD allo Spec Driven Design: i principi basilari della buona progettazione di architetture IT non cambiano in epoca AI.
Figura 7 – Dal DDD allo Spec Driven Design: i principi basilari della buona progettazione di architetture IT non cambiano in epoca AI.

 

Con un approccio analogo, Marco Loregiani ha analizzato l’evoluzione del ruolo del Product Owner (PO). Il rischio attuale è affidarsi ciecamente all’AI, scivolando nell’isolamento decisionale o nel micromanagement. Loregiani ha ripercorso le fasi del framework Scrum (backlog refinement, sprint planning, review e retrospettiva), indicando come calibrare l’uso degli strumenti automatizzati senza abdicare alla responsabilità di indirizzo e di business.

A chiudere il cerchio tecnico, Valentina Sona ha approfondito il concetto di Security by design, ricordando che la sicurezza non è un’opzione o un’aggiunta finale, ma deve godere della stessa dignità di un requisito funzionale fin dalle prime righe di progettazione del codice.

 

Conclusioni: il fattore umano al centro

Partecipare di persona a eventi di questa portata permette di cogliere sfumature e intuizioni che sfuggono a un semplice resoconto scritto. Al di là dell’indubbio successo organizzativo — che ha registrato la partecipazione attiva di più di quattrocento professionisti ancor prima della conferenza finale — le Giornate della Moka lasciano in eredità un messaggio fondamentale.

Oggi, nell’epoca in cui l’intelligenza artificiale sembra poter dominare ogni fase della filiera del valore, riflettere come un’intelligenza “umana e naturale” diventi l’unico vero scudo per mantenere il focus, il controllo e la responsabilità su ciò che stiamo creando. Ed è proprio da questa consapevolezza che prenderanno le mosse i lavori della conferenza plenaria del 15 aprile, significativamente intitolata “Il mondo che cambia con l’intelligenza artificiale”.

 

 

Riferimenti

[0] Imola Informatica
https://imolainformatica.it

 

[1] MokaByte Conference
https://www.mokaconference.it

 

[2] I video di due degli interventi a cura di Imola Informatica

https://www.youtube.com/watch?v=AUbCc0pV8NA

https://www.youtube.com/watch?v=x32MYr-QPYc

 

 

Facebook
Twitter
LinkedIn
Francesco Saliola
Francesco Saliola

A MokaByte mi occupo dei processi legati alla gestione degli autori e della redazione degli articoli. Collateralmente, svolgo attività di consulenza e formazione nell‘ambito dell‘editoria "tradizionale" e digitale, della scrittura professionale e della comunicazione sulle diverse piattaforme.

Immagine di Francesco Saliola

Francesco Saliola

A MokaByte mi occupo dei processi legati alla gestione degli autori e della redazione degli articoli. Collateralmente, svolgo attività di consulenza e formazione nell‘ambito dell‘editoria "tradizionale" e digitale, della scrittura professionale e della comunicazione sulle diverse piattaforme.
Tutti gli articoli
Nello stesso numero
Loading...

Autoresearch con l’AI

Insegnare alle macchine a fare ricerca autonoma

Modelli LLM: Come funzionano?

VIII parte: Un primo sguardo sul Prompt Engineering

Talento, performance, carriera: uno sguardo d’insieme

VII parte: Uno sguardo alla crescita professionale

Mokabyte

MokaByte è una rivista online nata nel 1996, dedicata alla comunità degli sviluppatori java.
La rivista tratta di vari argomenti, tra cui architetture enterprise e integrazione, metodologie di sviluppo lean/agile e aspetti sociali e culturali del web.

Imola Informatica

MokaByte è un marchio registrato da:
Imola Informatica S.P.A.
Via Selice 66/a 40026 Imola (BO)
C.F. e Iscriz. Registro imprese BO 03351570373
P.I. 00614381200
Cap. Soc. euro 100.000,00 i.v.

Privacy | Cookie Policy

Contatti

Contattaci tramite la nostra pagina contatti, oppure scrivendo a redazione@mokabyte.it

Seguici sui social

Facebook Linkedin Rss
Imola Informatica
Mokabyte